a cura di Valentina Milano Direttrice Enso Universe

Il metabolismo è molto più di una questione di calorie
Esiste una pianta che è stata presente in ogni grande civiltà della storia — dagli Egizi ai Romani, dagli Ebrei ai Cinesi, dagli Arabi ai Tibetani. Una pianta che ha finanziato guerre commerciali, attraversato oceani sui galeoni portoghesi, profumato i templi di tre continenti.
Quella pianta è la cannella.
E per anni — da studente, da praticante, da docente — l’ho guardata come guardava tutti: come una spezia gradevole con qualche proprietà digestiva.
Poi ho studiato il suo profilo nella Sowa Rigpa. E ho capito che stavo guardando una delle medicine più potenti e più sottovalutate dell’intera storia della farmacologia naturale.
La spezia che custodiva i faraoni
Quando ho cominciato ad approfondire la storia etnobotanica della cannella, il primo dettaglio che mi ha colpito è stato il suo uso nell’antico Egitto: era uno degli ingredienti principali nel processo di imbalsamazione dei faraoni.
Non come semplice aromatizzante. Come conservante. Come medicinale in grado di mantenere l’integrità dei tessuti nel tempo.
Pensateci: una civiltà che aveva sviluppato la conoscenza medica più sofisticata del mondo antico usava la cannella per preservare il corpo fisico nel passaggio verso l’aldilà. Non era una scelta casuale. Era una scelta basata sull’osservazione secolare di una proprietà reale: la cannella ha la capacità di rallentare i processi di decomposizione, di mantenere l’integrità biologica, di tenere vivo ciò che altrimenti si spegnerebbe.
Quella proprietà — il fuoco che conserva invece di distruggere — è il cuore del simbolismo della cannella in tutte le tradizioni che l’hanno usata.
Shingtsa nella Sowa Rigpa — il medicinale del fuoco vitale
Nel sistema tibetano la cannella porta il nome di shingtsa — letteralmente “legno di fuoco”. È classificata come medicina riscaldante, indicata per i disturbi di natura fredda: quel cluster di condizioni in cui il fuoco metabolico si è indebolito, il corpo si è raffreddato, la digestione si è fatta lenta, l’energia si è ritirata.
I medici tibetani usavano un’immagine bellissima per descrivere questa condizione: quando il fuoco del focolare si abbassa, non basta gettarci legna nuova — bisogna prima ravvivare la brace. La shingtsa è la pianta che ravviva la brace.
Le indicazioni classiche nel Gyü Zhi comprendono disturbi del metabolismo lento, indigestione cronica, scarso appetito, disturbi loong freddi nello stomaco e nel fegato, diarrea da cause fredde, muco nei polmoni, e una condizione che i tibetani descrivono come “calore vitale diminuito” — quella sensazione di non riuscire mai a sentirsi davvero energici, davvero presenti, davvero caldi.
Il metabolismo glicemico e la connessione tibetana
Lo svoltò nella mia comprensione della cannella arrivò quando incontrai la ricerca moderna sulla Cinnamomum cassia e il metabolismo glucidico.
Studi clinici avevano dimostrato che la cannella — specificamente il cinnammaldeide e i proantocianidini — modula la risposta insulinica post-prandiale. Riduce i picchi di glicemia dopo i pasti. Migliora la sensibilità insulinica.
Tradotto nel linguaggio tibetano che stavo studiando: la cannella regola il fuoco metabolico in modo che non bruci in modo irregolare — con fiammate e crolli — ma mantenga una combustione costante ed efficiente.
Questa comprensione mi aiutò a vedere qualcosa che la fitoterapia convenzionale tendeva a ignorare: il controllo glicemico non è solo una questione metabolica. È una questione neurologica e psicoemotiva. I picchi e le cadute di glucosio nel sangue si traducono direttamente in instabilità emotiva, irritabilità, difficoltà di concentrazione, stati ansiosi post-prandiali.
Quanti pazienti che trattavo per “ansia” stavano in realtà vivendo le conseguenze di un metabolismo glicemico irregolare?
La paziente che mi ha confermato tutto
Giulia aveva quarantadue anni e un problema che non sapeva come descrivere: ogni pomeriggio, tra le tre e le quattro, cadeva in uno stato di torpore e irritabilità. Non era stanchezza normale — era una caduta verticale dell’energia, accompagnata da voglia irresistibile di zuccheri e da una sensazione di ansia leggera ma costante.
Il suo medico le aveva detto che andava bene. Gli esami erano nella norma.
Ma io riconoscevo il pattern: era la curva glicemica post-prandiale che crollava nel pomeriggio dopo il picco del pranzo. Il corpo cercava di compensare con lo zucchero. Il cervello viveva quei crolli come minacce all’equilibrio.
Inserire la cannella — insieme ad altri rimedi sinergici — nel suo protocollo cambiò significativamente quel pomeriggio. Non da un giorno all’altro: in tre settimane il pattern si normalizzò progressivamente.
Quella esperienza consolidò il ruolo della cannella come ingrediente fondamentale di Myalò.
In Myalò la cannella non è presente come spezia. È presente come shingtsa — il medicinale tibetano del fuoco vitale, il regolatore del metabolismo profondo, il rimedio che riaccende la brace quando si è spenta.
???? www.ensouniverse.it/prodotto/integratore-alimentare-myalo/
Scopri la formula completa su: www.ensouniverse.it/prodotto/integratore-alimentare-myalo/
Vuoi studiare questa materia? Accedi al nostro corso sempre disponibile on line
Guarda i Video sul nostro canale YouTube
Se vuoi studiare l’intero percorso del Diploma in Naturopatia on line puoi studiare qui Diploma di Naturopatia, puoi scoprirlo qui